Confessioni…sul mio viaggio sulla Route 66

Vorrei rispondere a una domanda che mi è stata fatta spesso.
Ma tu sei stata davvero sulla Route 66?
No io non ho mai visto dal vivo i posti che ho descritto nel libro, e non ho nessuna intenzione di nasconderlo perché non ne vedo il motivo. C’è chi sostiene che un autore dovrebbe parlare solo di argomenti e luoghi che conosce.
Io non la penso così. Immaginate la limitatezza dell’esperienza individuale rispetto a quella del genere umano, ai suoi millenni storia, a tutti i posti che potreste visitare ma non ne avete la possibilità. Non basta una vita intera per vedere e conoscere tutto. Ė umanamente impossibile, ma a me comunque quello che posso vedere e toccare di persona non basta.
Io voglio vivere mille vite in mille luoghi diversi.
Ma allora come ho fatto a descrivere quei posti?
Esattamente come fece Salgari, che scrisse la sua serie sulle tigri di Mompracem, ambientata nella giungla (quella di Sandokan) senza mai spostarsi dalla poltrona di casa.
L’immaginazione ė uno strumento potentissimo, vi può portare in qualunque luogo. Ma da sola non basta, ci vuole tanto studio…che comunque non sopperirà tutte le mancanze, quei piccoli dettagli che possiamo cogliere solo se siamo lì. C’è un limite anche all’immaginazione.
È quindi come ho fatto a compiere questo viaggio “impossibile”?
La risposta non è così semplice.
Ormai viaggiare con la fantasia fa parte di me e della mia scrittura. Se voglio ricreare un lungo o seguire un percorso so cosa devo cercare e che dettagli devo inserire per renderlo reale. So come muovermi sulle cartine, conosco i nomi delle strade, so come muovere i personaggi in quello spazio. Era un mio grosso limite prima che credo di aver superato.
Ma immaginare quei posti tanto da avere l’impressione di essere lì, non sarà mai come vederli di persona. Io non posso ricreare quelle emozioni ne conoscere ogni pietra, ogni strada e ogni dettaglio di quei posti come invece vorrei. Ma posso sognare di essere lì e descrivere le emozioni che questo viaggio fantastico mi suscita. Posso creare una mia piccola Route 66 immaginaria, vivida tanto da sentirne l’aria sulla pelle e il più possibile fedele all’originale, affinché posa anche solo in minima parte, trasmettere il fascino e la cultura di quei luoghi.

Questo ė il mio viaggio. Ed è quello per cui sto continuando a studiare.