La mia esperienza in Youfeel (Rizzoli)

Siccome in questi giorni noi autrici Youfeel siamo state tirate in causa, mi sembra doveroso parlarvi della mia esperienza in questa collana. Lo faccio da autrice esordiente, senza entrare nel merito delle recenti discussioni a cui è già stato dato adito, e mi rivolgo a tutte le colleghe che si sentono confuse dalle mille voci che girano intorno alle ce (davvero nessuna esclusa), come lo ero io prima.

Scegliete voi se credermi o no.

Ma concedetemi prima una premessa.

Quando ho iniziato a scrivere guardavo alle Big come un miraggio, qualcosa a cui non sarei mai arrivata.

Sono partita da 0, senza sapere nulla non solo del mondo dell’editoria ma neppure di come si scrivesse un buon libro.

Ho perciò chiesto consiglio ad autrici che ne sapevano più di me, alcune delle quali hanno avuto la pazienza di guidarmi nei primi passi di questo percorso e spiegarmi l’a.b.c della scrittura, ma questo non è bastato a evitarmi sonore fregature.

Ho cercato di imparare da esse, di correggere ogni volta il tiro, continuando a chiedere consigli ma anche facendomi le ossa da sola con la famosa gavetta, sperimentando, cadendo e poi rialzandomi.

Progredendo nel mio percorso, il piccolo sogno di pubblicare un giorno con una grande casa editrice si è fatto sempre più concreto, seppur ancora lontano. Fino a quando grazie a un viaggio sulla Route 66, è arrivata anche la mia piccola occasione. In tutto quel tempo però, quello in cui sognavo ad occhi aperti e mi impegnavo per scrivere una storia all’altezza delle MIE aspettative, non ho mai smesso di studiare e lavorare sulla mia scrittura anche se mi chiedevo, perché loro sì e io no?

Inoltre ascoltavo le voci che giravano sulle case editrici famose e cercavo di giustificare le email di rifiuto che (a volte) ricevevo, con una presunta indifferenza da parte delle suddette verso gli esordienti.

Pensieri del tipo: “le grandi case editrici non hanno cura per i propri autori i quali vengono considerati alla stregua di numeri”, erano i più frequenti, ma non erano di grande consolazione perché sapevo si riferivano a realtà che io non conoscevo e quindi non potevo giudicare.

Non ero di certo immune dall’invidia, ma anziché attaccare le colleghe che ce l’avevano fatta, le prendevo ad esempio per di migliorare sempre il mio lavoro, cercando di imparare da loro, certa, in cuor mio, che l’impegno mi avrebbe ripagata.

Alla fine è successo, ma la fortuna non c’entra e nemmeno il talento. Devo dire grazie a quelle prime autrici che hanno saputo indirizzarmi all’inizio, alle case editrici con cui ho precedentemente lavorato (nessuna esclusa), ai professionisti con i quali lavoro ancora, a tutte le persone che mi hanno sostenuta con i propri consigli e, sopratutto, ai lettori.

In conclusione: Fra 5 giorni sarà passato un mese dall’uscita di “Quel viaggio insieme” e questo è il mio bilancio:

L’esperienza con Youfeel mi è servita e mi ha reso più consapevole della mia scrittura, con tutti i suoi limiti, le cose da sistemare e su cui devo migliorare, ma anche i punti di forza. Ho avuto la possibilità di lavorare con una CE che mi ha assistito dall’inizio alla fine, che si è dimostrata attenta alle mie richieste e disponibile nel risolvere i problemi. Non perfetta, nessuna lo è credo, ma attenta ai suoi autori e volenterosa di migliorarepresso cui ho trovato un punto riferimento, che per un autore è importantissimo.

Io non mi sono MAI sentita abbandonata durante tutto questo mese dalla casa editrice.

Non mi sono sentita svalutata o denigrata come autrice per aver pubblicato un romanzo breve di genere romance (che è il genere che amo scrivere), in una collana digitale. Ne sono stata onorata.

Per me questo libro è e sempre sarà il viaggio immaginativo più bello della mia vita.

sono molto soddisfatta del lavoro svolto sia dalla CE sul testo da tutte le persone che mi hanno aiutata durante questa grande avventura.

Valentina