Come proteggersi dal plagio

Il plagio era un argomento che avevo già affrontato sul gruppo “Babette legge per voi”, che frequento spesso, e di cui periodicamente si torna a parlare.

Il post di quella volta diceva così:

“Buon pomeriggio.
Vorrei aprire una piccola parentesi sulla discussione di ieri sul plagio..tranquille questo non è un post polemico, almeno non del tutto, solo un consiglio.
Credo che pochi di voi conoscano Patamu.
Cos’è?
Patamu è un sito per la tutela dei diritti d’autore, come la SIAE ma molto più economico e con una procedura più semplice e snella. Basta registrarsi e caricare il file del proprio libro, o anche solo una bozza, la cover e tutto il materiale extra annesso, per ricevere un attestato di paternità in pdf con marcatura temporale che ha validità legale, ovvero un certificato che dice che il libro è nostro.
Patamu è un servizio in abbonamento a pagamento ma molto accessibile, offre 3 piani diversi, a seconda di ciò di cui abbiamo bisogno e quante opere pensiamo di caricare, e dopo un anno possiamo decidere se rinnovarlo o no. Scaduto l’anno, se non rinnovi, le opere che hai registrato sono comunque protette. Offrono anche assistenza legale in materia di diritti d’autore (a pagamento).
Tutto questo per dire che.. *parte polemica del post xD* ieri ho letto decine di stati di autrici inferocite, ma nessuno menzionava questo sito, o SIAE, o consigliava qualche soluzione pratica contro il plagio, come l’email auto-inviata del nostro testo, che vale come prova di paternità. Magari sono stati citati, ma io non l’ho letto.
Quindi abbiamo fatto tanto rumore, tanto sdegno, ma alla fine cosa abbiamo imparato su come tutelarsi realmente dal plagio? Nulla.
Io rifletterei anche su questo.”

Perché farlo, perché spendere soldi per tutelare una nostra opera? 

  • Perché l’idea che il plagio riguardi solo autori famosi è un luogo comune. Chiunque può essere plagiato, sia autori conosciuti che esordienti, ma molto spesso sono quest’ultimi le vittime principali. Allora perché non se ne parla? Perché è molto difficile e e dispendioso portare avanti questo tipo di battaglie legarli, anche se si riesce a dimostrare di essere stati plagiati, quindi meglio tacere e passare avanti, no? Ma questo non farà altro che alimentare questo fenomeno.
  • Quindi è assolutamente controproducente dire “chi mai mai mi copierebbe?” Per quanto apprezzi l’umiltà espressa da questo pensiero, va solo a discapito del nostro lavoro. Chiunque potrebbe copiare un vostro testo, o magari solo un estratto, e voi potreste anche non scoprirlo mai, ma se lo veniste a sapere che cosa potreste fare al riguardo? Nel caso aveste ascoltato la vocina interiore che vi dice nessuno si sognerebbe di copiare proprio voi, allora nulla, il libro per cui avete tanto faticato sarà perso. Ma se vi sarete tutelati, allora potreste dimostrare, senza troppi problemi, che il libro è vostro. Quindi perché non farlo?
  • Negando il fenomeno del plagio non facciamo altro che alimentarlo. 

Il plagio non si dovrebbe combattere, ma prevenire. 

Ho approfondito la questione in un altro post pubblicato oggi durante una discussione in merito sul gruppo facebook E’ scrivere (realtà di cui vi ho parlato in uno degli articoli precedenti). 

Tecnicamente si tratta di plagio quando il testo preso in considerazione è identico, nel senso parola per parola, a un altro testo presidente. Il plagio non si applica alle sole idee non registrate presso apposti enti come la SIAE o come patamu. O a invenzioni/marchi non brevettati. Se qualcuno vi ruba l’idea per il romanzo del secolo, non è plagio. Se uno prende spunto da un vostro libro e ne produce uno simile, non è plagio. Se due trame hanno forti similitudini ma non sono la stessa trama, e speso neanche in quel caso, non è plagio. Questo per dire che se voi trovate un testo molto simile, per non dire identico, al vostro é comunque molto difficile stabilire che cos’è plagio e cosa no, e si fa in sede legale (a fronte di molti costi). In ogni caso per dimostrare il plagio é necessario avere una prova di paternità dell’opera con valore legale, e anche questo può essere un problema.

Come tutelarsi dal plagio quindi? Iscrivendosi a siti apposta per la tutela dei diritti d’autore, come SIAE, o il meno conosciuto ma più economico e facile da usare PATAMU. Patamu è un sito in cui potete caricare la vostra opera, definiva o solo una bozza, e ricevere un attestato di paternità in pdf con tutti i vostri dati, quelli dell’opera e una marcatura temporale con validità legale. Il servizio è a pagamento ma ha un costo abbastanza contenuto e offre vari piani fra cui scegliere in base alle esigenze.

La certificazione è una prova assolutamente certa di paternità che permette, più di rivalersi sui palleggiatori, di proteggerti da essi. Perché il plagio non si combatte, si previene. C’è da pensarci prima, insomma.

Ma quale tipo di certificazione ci dà Patamu, come ci tutela nei fatti:

Avevo riportato sempre sul gruppo “Babette legge per voi” un esempio pratico. Se cliccate sul link troverete il certificato relativo a uno dei miei libri che ora non esiste più ma può fungere da fax-simile:

https://www.patamu.com/index.php/it/certificate/66601-f07

Questo per dire che il plagio, una delle piaghe più profonde del mondo dell’editoria ma di cui si parla meno rispetto ad altri problemi (se non in casi eclatanti), non deve diventare un caccia alle streghe. Esistono degli strumenti per proteggerci da esso, che servono sia come forma di tutela che come deterrente. Quindi usiamoli!

https://www.patamu.com/index.php/it/

 

8 thoughts on “Come proteggersi dal plagio

  1. Il plagio è un argomento molto strano, si parla tanto di prove ma il problema delle prove (te lo sei mandato da solo per raccomandata, ce l’hai su dropbox con data e orario, la SIAE, te l’ha rinviato indietro il tuo amico avvocato/notaio/ragioniere con la PEC) è che prove rimangono. Io personalmente ci ho sempre capito poco, di cose che “certificano la paternità” ce ne son tante, ma quando si entra nello specifico legale della normativa che ti garantisce 100% le cose tendono a farsi nebulose… Sarei contento di trovare uno che da riferimenti legali e non opinioni a prova di bomba

    1. È vero sarebbe molto utile. Questo articolo l’ho scritto in riferimento a una polemica scoppiata su Facebook in quei giorni riguardante il presulto plagio di un’autrice self. Quello che mi ha colpita, ed è il motivo per cui ho voluto dire la mia, è che ho letto decide e decine di post di persone indignate ma nemmeno uno dava consigli pratici su come difendersi dal plagio o, come dici tu, ha fornito riferimenti legali (a tal proposito esiste il sito Autori in causa, che fornisce consulenza legale gratuita in merito ai diritti d’autore). Ho scoperto Patamu quando ho pubblicato la mia prima storia su wattpad e mi sono trovata molto bene. L’attestato di paternità non è altro che un documento in PDF con i tuoi dati e quelli del libro provvisto di marcatura temporale. Ha validità legale in quanto dichiara che il tal giorno, del tal mese, del tal anno tu hai registrato l’opera con il tal titolo e che dichiari essere tua. Le prove di paternità valgono in assenza di una prova precendete. Ossia, io posso aver registrato il mio libro sul sito il 16 marzo 2018 alle 18.49. ma se qualcuno ha registrato la stessa opera, con lo stesso titolo poco prima di te, la prova non vale. Che cosa fa la differenza però? Che Patamu ti permette di caricare l’opera in questione o un estratto di essa da allegare alla certificazione. Quindi diciamo che è molto valido

      1. Infatti di polemiche su questo argomento ce n’è millemila… Anzi, la categoria dello scrittore, mediamente, passa più tempo tra polemiche da forum che sulla scrittura o sullo studio costruttivo di queste tematiche XD Meglio cercarsi un Patamu che perdere i giorni dietro a chi ha il copyright più figo

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