Il mestiere di (ri)scrivere

Mi sto rendendo conto sempre di più di quanto sia impossibile rendere una storia dalla trama complessa, ovvero non la semplice storia di due che si innamorano a prima vista, in un unica stesura. Credo che per il mio nuovo libro ne farò almeno due. Perché?

Perché quando siamo impegnati a scrivere per la prima volta una storia, non ci rendiamo bene conto di cosa stiamo facendo o dove stiamo andando. Anche se abbiamo un progetto molto chiaro in mente, spesso scriviamo d’istinto, la storia ha bisogno di respirare, di prendere spazio, le parole di essere messe nero su bianco. Il risultato è qualcosa di grezzo, informe, un testo che consegnamo fiduciosi all’editor sperando che faccia miracoli. Le cose che possono accadere sono due:

  • o siamo convinti che il nostro libro sia così perfetto – cosa che vi assicuro non accadrà nemmeno se foste Stephen King in persona –  che cambiare anche solo una virgola sarebbe un attentato. In questo caso non è di un editing che sentite il bisogno, ma di una correzione bozze (mossa molto rischiosa), non confondente le cose.
  • Oppure il lavoro di editing sarà così pensate e oneroso che vi trascinerà in una spirale di revisioni e riscritture che in confronto le 12 fatiche di Ercole sono una passeggiata e credetemi, avreste potuto risparmiare ad entrambi se aveste lavorato un po’ di più sul testo da soli.

Il segreto sta nel saper aspettare. Ed è ironico che sia proprio io a dirlo, ma è una lezione che ho imparato a mie spese. Date tempo al tempo. Perché nessun editor conoscerà un romanzo meglio del suo autore, certe cose le potrete vedere solo voi, a distanza di tempo dalla prima prima stesura. Quindi terminata la “brutta copia” del vostro romanzo, lasciatela decantare per un mese (senza sgarrare eh), ciò vi permetterà di togliere le vesti di autori e entrare in quelle di lettori, rileggete e poi ricominciate da capo.

Il mestiere dello scrittore è anche quello di riscrivere.

2 thoughts on “Il mestiere di (ri)scrivere

Comments are closed.